L’articolo relativo alla 28a giornata della nostra rubrica settimanale Match Point sarà dedicato ad un particolare record della Serie A.

Ispirati dalla dilagante vittoria in Champions League del Manchester City ai danni dello Shalke 04, ci siamo interrogati su quali siano state le goleade con più gol e col maggior scarto mai registrate nella storia della seria A. Abbiamo dunque deciso di ripercorrere insieme alcune delle partite più “squilibrate” del nostro campionato che hanno scritto da un lato la “storia” e dall'altro la “tragedia sportiva” di alcune più o meno celebri compagini protagoniste del massimo campionato italiano.

 

 

02-05-1948: Torino-Alessandria 10-0.

Partiamo col botto: grazie a questa straordinaria performance, il Torino è ancora oggi l'unica squadra nella storia della Serie A a girone unico (formula introdotta dalla stagione 1929-1930, in precedenza si verificarono occasioni analoghe e anche superiori nel punteggio (ad esempio un 14-0 del Torino alla Reggiana nel 1926 – 27) ma si trattava di un torneo su più gironi) ad essere riuscita a segnare 10 gol in una partita di campionato. Allo stesso tempo, Torino-Alessandria 10-0 è anche la vittoria con maggior differenza nella storia del nostro campionato.

 

Foto: il Grande Torino edizione 1947-1948

 

Vediamo nell'immagine una formazione del Grande Torino edizione 1947 – 48: da sin., in piedi, Castigliano, Mazzola, Fabian, Rigamonti, Loik, Bacigalupo; accosciati: Menti, Martelli, Ballarin, Gabetto, Tomà. Lo spezzino Tomà, riserva di Maroso, unico superstite della strage di Superga assieme al portiere Gandolfi perché non partito a causa di un infortunio per la tragica trasferta di Lisbona.

 

 

08-05-1949: Triestina-Padova 9-1.

Si parla della Triestina della stagione 1948/49, campionato seguente a quello che la vide grande protagonista con un secondo posto sensazionale in compagnia di Milan e Juventus alle spalle del Grande Torino. Epoca in cui militava in serie A e in panchina c'era Nereo Rocco. L'Unione arrivò ottava con 38 punti in 38 gare, 59 reti fatte e 58 subite. L'8 maggio 1949 l'Unione conseguì il più alto punteggio della sua storia: superò il Padova 9-1 con una cinquina di Ispiro.

 

Foto: vignetta con Bruno Ispiro

 

 

15-10-1972: Milan-Atalanta 9-3.

In una serie A grondante di nomi altisonanti quali Rivera, Riva, Mazzola, Boninsegna, Bettega si gioca maluccio, le piccole squadre sembrano costruite apposta per conquistare un agognato pareggio, possibilmente uno squallido 0-0. Campione uscente è la giovane Juventus di Boniperti e la nuova stagione appena nata è all’insegna dell’ equilibrio se pensiamo che dopo due giornate messuna squadra è a punteggio pieno.

Il Milan di Rocco ha vinto la prima in casa con il Palermo per 4-0 e pareggiato 0-0 a Terni. L’Atalanta di Corsini ha la porta di Pianta inviolata addirittura da sette partite: un’amichevole, quattro di Coppa Italia (contro Roma, Como, Mantova e Reggina) e due di Campionato contro Cagliari e Napoli. Sono pochi i segnali che si possa scatenare una grandinata su San Siro nel torpore di quel luminoso pomeriggio di inizio autunno. E invece...

 

Foto: Milan 1972-1973

 

Com’è che si è arrivati al 9-3 da pallottoliere?

Com’è che una squadra di Serie A riesce a prendere 9 goals?

E com’è che il Milan, ad un certo punto (diciamo sul 4-1) non ha tirato i remi in barca, vivendo di rendita, secondo i dettami del calcio all’italiana?

Forse una spiegazione psicologica non esiste. Non resta che tentare una spiegazione tecnica: l’Atalanta sbaglia innanzitutto l’impostazione tattica a centro-campo, sacrificando uno spento Carelli alla guardia di Rivera e ponendo un libero aggiunto davanti a Savoia che doveva attendere il capitano milanista in seconda battuta.

Ne scaturisce un pastrocchio indescrivibile che finisce per mettere le ali ai piedi proprio a colui che s’intendeva neutralizzare, e cioè Rivera, in grandissima giornata. Ogni volta che il centrocampo bergamasco perdeva palla, immediatamente l'”abatino” accendeva la lampadina di un possibile gol.

 

Foto: Gianni Rivera

 

Poi c’è il dramma di Pianta, un portiere che non subiva goals da 7 partite. Dopo il settimo dispiacere, Corsini lo toglierà per mandare in campo Marcello Grassi a «divertirsi» con lo scatenato attacco del Milan.

Altre cosette da Hellzapoppin: l’Atalanta soccombe per 9-3 e «vince» 9-3 nel bollettino dei calci d’angolo. Inoltre, per restare in quest’amena «regola del nove», c’è da aggiungere pure che l’Atalanta schiera praticamente nove difensori (le eccezioni sono l’ala Vernacchia e Ghio).

 

 

07-05-2017: Lazio-Sampdoria 7-3.

Europa League matematica per la Lazio. Show dei biancocelesti in un Olimpico finalmente vestito a festa: oltre quarantamila gli spettatori, forse è questa la vittoria più significativa per Simone Inzaghi e la sua bellissima squadra. Travolta 7-3 la Sampdoria, che dopo un minuto e 57 secondi è già sotto: passaggio verticale millimetrico di Milinkovic-Savic a Keita, che di destro in diagonale piega i guanti a Puggioni. Il senegalese arriva a 14 gol stagionali.

È sempre lui, lo scatenato Keita già decisivo nel derby, a procurarsi il rigore del 2-0: lancio di Lulic e fallo da ultimo uomo di Skriniar, ovviamente espulso. Così l'attesissimo Schick è costretto a uscire e Giampaolo quasi si scusa con lui. Dal dischetto Immobile non sbaglia. In precedenza, sull'1-0, due strepitose parate ravvicinate di Strakosha su conclusioni da due passi di Djuricic e Linetty. Quest'ultimo però al 32' riduce le distanze su disattenzione della difesa biancoceleste.

 

Foto: Ciro Immobile

 

Ma bastano 4 minuti alla Lazio per chiudere i conti. Stavolta tocca al difensore olandese Hoedt, da corner. E dopo altri 2' torna al gol Felipe Anderson, su rigore concesso per fallo di Regini su Lulic. È in grande forma, il bosniaco, acclamato dai tifosi soprattutto perché uomo-derby. Al festival del gol partecipa anche de Vrij con un piattone da fuori area: male Puggioni.

Nella ripresa a segno Lulic su assist di Patric e poi splendida combinazione Keita-Immobile conclusa dal centravanti campano: 7-1 e Ciro eguaglia il suo record di reti nel Torino 2013-'14, quando vinse la classifica cannonieri con 22. Sono 30 i suoi gol stagionali, tra Lazio (25) e nazionale (5). E la coppia con Keita in campionato tocca quota 36, a due passi dal tandem più prolifico della storia biancoceleste, cioè Signori-Casiraghi '95-'96 (38 centri). Dai tempi di Zeman la Lazio non segnava 7 gol in una partita.

 

Quale sarà la prossima goleada? A voi amanti di calcio ed appassionati sportivi l'ardua previsione!